l progetto Sweetalks nasce per dare un approccio diverso al tema del diabete, non parlando solo della patologia da un punto di vista medico ma anche umano e vicino alle persone

Luglio 24, 2015

Stefano

Il diabete ti cambia, ma devi prenderla come un’opportunità per fare meglio le cose

Spagna, Andalusia, Siviglia. Mi bastano queste tre parole per collocare geograficamente ed emotivamente Stefano. Non è spagnolo, ma la sua fidanzata sì, e mi dice, che forse un giorno andranno a vivere lì. “Dipende dove ci porterà il lavoro e la vita. Il diabete va considerato”.
Va considerato, certo, ma non sarà il perno attorno al quale ruoteranno le loro scelte, e questo mi è chiaro già da subito. Se dovessi descriverlo con una parola, direi che Stefano è una persona serena, nel senso più semplice e articolato del termine.
Parlo di una serenità sincera, con radici profonde, ponderata, solida.
Partiamo dal fatto che mi elenca le migliorie che il diabete ha portato nella sua vita.
Sì..ho detto migliorie.
“Ho iniziato a mangiare meglio, faccio sport regolarmente, conduco una vita sana. E’ una malattia che ti costringe a fare le cose per bene”.
Mi ci vuole qualche secondo per metabolizzare quello che mi sta dicendo.
In queste sue parole lineari, dirette e chiare io vedo concretizzarsi il famoso modo di dire del “bicchiere mezzo pieno”…perché è ovvio che Stefano il suo bicchiere lo vede così. Il meglio deve ancora arrivare, si ringrazia per ciò che si ha, si combatte per ciò che non si ha; così ragionano gli ottimisti.
Non è un irresponsabile. Tutt’altro. Mi racconta di un nonno col diabete – quando ancora le punture si facevano con siringhe di vetro- di zollette di zucchero nascoste nella credenza in caso di crisi ipoglicemiche, di una malattia mai accettata e mai affrontata correttamente. “Non gli interessava curarsi e si è lasciato andare.”
Stefano mi racconta la reazione di sua madre all’esordio della malattia – scoperta per caso attraverso esami del sangue che lui, come donatore, faceva regolarmente – lo sgomento e la paura che ciò che fosse accaduto al padre (nonno di Stefano), potesse riproporsi ora al figlio. Ma la medicina nel frattempo ha fatto passi da gigante e oggi Stefano utilizza un microinfusore che gli permette di condurre una vita assolutamente normale. “Non mi limito in niente, nuoto, corro…Certamente per affrontare una malattia cronica serve anche una dose di autoironia. Capitava spesso che io e mio fratello ridessimo del fatto che mentre io mi facevo l’insulina, lui si prendesse le medicine per il cuore.. Ci dicevamo: siamo messi bene!” mi dice sorridendo.
E io non posso fare a meno di pensare che Stefano è toccato dallo stesso tenace e permanente sole che illumina Siviglia. Nel tempo che trascorriamo insieme non lo vedo mai oscurarsi, non vedo nessuna nube nei suoi pensieri. Mi parla solo di un senso di frustrazione quando non riesce a capire perché la glicemia è alta. Ma poi mi racconta di come è soddisfatto quando riesce a gestirla bene.
“E’ una malattia che ti cambia, ma devi prenderla come un’opportunità per fare meglio le cose.
Va capita e conosciuta piano piano, con pazienza, senza lasciarsi sconfortare..”
Un po’ come si fa con le persone. Un po’ come si fa con quelli che poi diventano degli amici. E un po’ come si fa con ciò che prima era sconosciuto e poi diventa abitudinario.
Stefano mi dice “Io vivo il diabete con naturalezza…a volte, quando sono a cena con amici, mi sembra strano che non si facciano il controllo glicemico, come me”.
Le sue parole mi stupiscono, ma capisco che può davvero essere così. E che per lui lo è.

 

Intervista a Stefano Crognale